La Storia di Perlo

Sorto probabilmente nel III secolo come borgo di Nucetto, acquistò in epoca feudale la propria autonomia quale nucleo fortificato dai signori del marchesato di Ceva, di cui seguirà per secoli le sorti. Dopo la conquista ad opera di Carlo II di Savoia ne furono investiti nel 1541 Giulio Cesare Pallavicino e in seguito Alfonso del Carretto il cui discendente lo ridonò a casa Savoia nel 1558. Passato da Carlo Emanuele I a Giuseppe Cambiano di Ruffia, ne entrarono successivamente in possesso i Faussone, poi i Pallavicino, quindi Antonio Carlo Guerra e infine Angelo Porrazzo nel 1762. Perlo subì durante la dominazione napoleonica la devastazione totale del suo castello che era già stato atterrato nel 1414 dalle truppe di Amedeo VIII di Savoia. Parte integrante della diocesi di Alba sino al 1803, con riordinamento delle diocesi piemontesi del periodo napoleonico e la costruzione nel 1817 della nuova diocesi di Cuneo, entrò a far parte della diocesi di Mondovì, così come della provincia di Cuneo, dalla loro costituzione (1859).

Fu poi aggregato a Nucetto dal 1928 sino al 1947.

Le origini romane di Perlo paiono confermate dalla presenza in regione Castelletto, di antri scavati ad arte accessibili da un orificio a forma di pozzo, oggi compromesso per una frana dovuta all’alluvione del novembre 1994.

Il Casalis nel suo “Dizionario degli Stati Sardi”  (1833-1856) alla voce Perlo, asserisce: “si  discende per un gran buco a guisa di largo pozzo; nel fondo di esso vedesi un grande atrio con tre gallerie, l’una verso levante, l’altra verso mezzodì, e la terza rivolta a ponente: quest’ultima è della lunghezza di sette mila e più metri; e si divide e sottodivide in molte vie, sale, camere, camerini, nel cui centro evvi una specie di tempio, in cui si vedono scolpite sulla pietra diverse figure di animali, di uomini, di donne e vari geroglifici. Ivi si trovarono, pochi anni sono, monete rimane ed idoletti, che già erano posseduti dal signor Modesto Rossotti, il quele nel 1830 ne fece dono al sig. conte Felice Doglio Della Torre”

Sempre dal Casalis nuove testimonianze dell’origine romana di Perlo, confermate anche dalla relazione sul marchesato di Ceva di Gianni Olivero del 1858, si trovano presso la cappella tuttora esistente di San Felice, che sorge sul colle della Rama, e della quale l’Olivero recita: “sul colle denominato delle Rame, si trovò una chiesa dedicata a San Felice eche si vuole che sia una delle più antiche di quelle parti, sembra fuor di dubbio che servisse questa chiesa al culto dei pagani. Leggevasi pochi anni sono al disopra dell’altar maggiore le seguenti paole: …Olim Isidi dicatam” (dedicato alla dea Iside).

Da ricordare che durante il periodo napoleonico il territorio del Comune di Perlo è stato oggetto di cruente battaglie, specialmente quella presso il "Bric dè Morti", dove la leggenda vuole che sia ancora seppellito il tesoro del reggimento francese, nascosto dal comandante in un affusto di cannone ed interrato presso due faggi, e che ancora oggi alcuni appassionati cercano.